Durata del campo: dal 25 agosto all'8 settembre 2013
Luogo: campo profughi di Nahr al Bared - Libano
numero volontari: minimo 6, massimo 10 persone
termine ultimo invio candidatura: 31 Maggio 2013
(il workcamp verrà organizzato esclusivamente al raggiungimento della quota minima di 6 partcipanti)
termine ultimo invio candidatura: 31 Maggio
Il Campo Estivo avrà luogo nel campo profughi palestinese di Nahr el Bared nel nord del Libano, che è stato raso al suolo nel 2007 dall’Esercito Libanese.
L’attivismo internazionale in solidarietà e supporto del popolo palestinese non può non rivolgersi anche ai palestinesi della Diaspora e a situazioni tanto drammatiche come quella degli abitanti di Nahr al Bared, dimenticati in un cumulo di macerie.
Noi non abbiamo dimenticato questi profughi, li abbiamo conosciuti e abbiamo deciso di tornare tra loro per partecipare attivamente al loro dramma e sostenerli.
Obiettivo principale del campo è la rottura dell’isolamento a cui i palestinesi sono sottoposti, attraverso l’incontro e il confronto tra i volontari italiani e i membri della comunità locale, la condivisione della condizione di profughi in esilio ed il sostegno della causa del loro diritto al ritorno.
Il programma del workcamp prevede un’ampia parte di attività con i bambini durante la mattina, ma anche momenti di coinvolgimento generale delle famiglie e di tutta la popolazione del campo durante le ore pomeridiane. Poiché il proposito è quello di far vivere ai giovani un’esperienza di distensione emotiva e arricchimento culturale rispetto alle quotidiane difficoltà psicologiche della vita nel campo profughi, si lavorerà soprattutto attraverso laboratori di tipo artistico (arte, attività teatrali, composizioni di brevi video, danze) e workshop mirati allo sviluppo di conoscenze specifiche legate ai diritti dell’infanzia. Saranno inoltre probabili visite e gite esterne al campo.
Requisiti per presentare la propria candidatura:
Età minima 20 anni
Buona conoscenza della lingua inglese
Compilare l' APPLICATION FORM in inglese e inviarlo in formato .doc via mail a:
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(non verranno accettati moduli compilati parzialmente, in italiano, o in formato diverso da quanto richiesto) entro e non oltre il 31 Maggio.
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Durata: dal 20 Agosto al 1 Settembre 2013
Luogo: Nablus (Askar refugee camp)
numero volontari: massimo 10 persone
termine ultimo invio candidatura: 31 Maggio
L’obiettivo a lungo termine del progetto portato avanti dai partners locali dell’Askar Camp è quello di educare ed incoraggiare i ragazzi e bambini del campo, che vivono una grave condizione di disagio materiale e psicologico, al rispetto ed alla comprensione delle diverse culture, grazie all’incontro ed alla cooperazione giornaliera con i volontari internazionali.
Il programma del workcamp prevede una parte mattutina di lavoro all’interno del campo, in cui saranno organizzate una serie di attività relative allo sviluppo sociale e alla coscienza civile dei giovani; e una parte informativa pomeridiana, durante la quale i partecipanti avranno la possibilità di approfondire la conoscenza della difficile situazione in Palestina, attraverso visite nei luoghi significativi della storia dell’occupazione ed incontri con le diverse realtà socio-politiche
Il lavoro coi ragazzi nel campo sarà costituito da momenti di sport, workshop di arte per incoraggiare la creatività dei più giovani, laboratori teatrali e di comunicazione, attività per l’insegnamento delle lingue. Ma sono previste anche sessioni per la pulizia e il miglioramento degli spazi pubblici all’interno del campo o attività a supporto del lavoro agricolo tradizionale. I volontari internazionali saranno pertanto invitati a condividere le loro competenze e a suggerire altre possibili attività, lavorando in ogni momento, anche durante le visite pomeridiane, a fianco dei volontari locali.
Requisiti per presentare la propria candidatura:
- Età minima 20 anni
- Buona conoscenza della lingua inglese
- Compilare l' APPLICATION FORM in inglese e inviarlo in formato .doc via mail a:
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
(non verranno accettati moduli compilati parzialmente, in italiano, o in formato diverso da quanto richiesto) entro e non oltre il 31 Maggio.
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Proseguono a Gaza le lezioni di inglese con l'uso del computer rivolte a madri e bambini. Nel mese di aprile si sono svolte 12 lezioni, in cui si è entrati nel vivo dello studio della lingua.
I frequentatori del corso provengono da famiglie povere. Una delle storie raccontate è questa: "Una bambina era tornata a casa da scuola piangendo, perché i compagni la prendevano in giro per come parlava inglese. Quando la mamma ha visto l'annuncio per il corso Let's learn English si è subito iscritta e ora lei e sua figlia Eman seguono insieme le lezioni".
L'insegnante del corso riferisce che inizialmente le madri e i bambini affrontavano separatamente le lezioni, così ha studiato un modo per cui le madri per risolvere i propri esercizi devono chiedere aiuto ai figli e viceversa, così da stimolare la collaborazione tra loro.
Il corso durerà fino a giugno.
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Sabato 11 maggio, ore 19
Fucina 62 - Via Ettore Giovenale 62
Pigneto (Roma)
Nel corso della serata:
- presentazione dei campi 2013 e dell'associazione
- mostra fotografica "Ordinary Restrictions" di Alessandro Ciccarelli
- mostra delle illustrazioni di Shahd Abusalama
- reading "Alfabeto Palestinese" di Laspro
- aperitivo
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Quella che segue è la traduzione di un interessante articolo sul ruolo e gli atteggiamenti degli attivisti e delle attiviste internazionali in solidarietà con la Palestina; qui l'originale
http://ramallahbantustan.wordpress.com/2013/04/18/international-solidarity-with-palestine-personal-observations/
Articolo utile specie per chi parteciperà a campi di solidarietà in Palestina.
Ricordiamo i due organizzati da Zaatar per quest'estate:
- "Diritti dell'infanzia" a Nahr el-Bared (campo profughi in Libano) 25 agosto - 8 settembre
- "Culture, education and rehabilitation" ad Askar (campo profughi a Nablus, Cisgiordania) 20 agosto - 1 settembre
scadenza iscrizioni 31 maggio, info su www.associazionezaatar.org
Ed ecco l'articolo:
Solidarietà internazionale con la Palestina: osservazioni personali
Dopo aver recentemente scoperto una pagina di solidarietà su Facebook dal titolo “Internationl Community to save Palestine” che in questo momento ha più di 8000 like, il problema della solidarietà con la lotta palestinese, deve essere ancora una volta chiarito. Anche se tutti quelli a cui piace questa pagina hanno le migliori intenzioni, il termine “salvare” porta con sé molte connotazioni pericolose e non dovrebbe in alcun caso essere accettato. Sin dall'inizio dell'attivismo internazionale, c'è sempre stata una linea sottile tra la solidarietà e la vittimizzazione, specialmente riguardo la causa palestinese. Quando gli internazionali iniziano ad apprendere e comprendere meglio gli orrendi atti coloniali di Israele, ciò motiva molti di loro a mobilitarsi per porre in luce questi crimini contro l'umanità; ma questo non li rende dei portavoce per i palestinesi, né questo vuol dire che possono continuare a trattare i palestinesi come inferiori. Come palestinese, ciò deve essere chiaro: abbiamo una voce nostra e non abbiamo bisogno di persone che parlino al posto nostro, non siamo muti e rifiutiamo di essere silenziati. Quindi, è cruciale comprendere che prendere la posizione di parlare al posto dei palestinesi equivale a commettere l'atto di silenziare i palestinesi. Se vuoi mostrare solidarietà, agisci come un'eco anziché una voce dell'appello per la liberazione e la giustizia.
Come diceva un compagno palestinese, la Palestina non è una questione di beneficenza. I continui atti della comunità internazionale di comportarsi da portavoce dei palestinesi sono molto simili alle tattiche coloniali di trattare i palestinesi da inferiori. Simili ai tentativi di Israele di mostrare al mondo che loro sanno ciò che è meglio per i palestinesi, è perciò cruciale per la comunità internazionale di non seguirli su questi passi.
Reggere il microfono
Se diventi uno dei tanti internazionali solidali con la Palestina, è vitale comprendere i vari tentativi fatti di parlare per i palestinesi e che cosa va invece fatto, per mostrare solidarietà. Se come individuo vuoi reggere il microfono, fallo nel tuo paese contro la normalizzazione dello stato dell'apartheid a cui il tuo governo prende parte, o contro i ciechi finanziamenti a Israele, siano fatti dal tuo governo o dalle compagnie della tua nazione. Se vuoi reggere il microfono, fallo come individuo che parla contro il colonialismo, parlando contro l'apartheid e contro la complicità di chi rimane in silenzio. Ma non farlo facendo sembrare i palestinesi vittime indifese che hanno disperato bisogno della mobilitazione internazionale, come se l'unico modo per liberare la Palestina sia quello della comunità internazionale. Prendi voce perché sei contro l'ingiustizia, non come rappresentante dei palestinesi. Avendo un atteggiamento paternalistico su un'intera popolazione e ignorando i suoi movimenti di resistenza credendo che la via per la liberazione sia altrove, non stai esprimendo solidarietà; stai esprimendo una mentalità da salvatore bianco.
Prova di umanità
Inoltre, come internazionale in solidarietà con la Palestina, non è tuo dovere provare l'umanità dei palestinesi. L'urgenza di attestare l'umanità dei palestinesi fa il gioco della visione del mondo dei suprematisti bianchi, esattamente come conformarsi agli ideali occidentali che quotidianamente demonizzano i palestinesi. Se sei solidale fallo non guardandoci come inferiori, inoltre anche i vari tentativi fatti con le migliori intenzioni di provare che i palestinesi “non sono i terroristi che i media vorrebbero, anche loro sanguinano come ogni altro”, fanno sembrare i palestinesi come inferiori, la nostra umanità non ha bisogno di essere convalidata. Invece di essere utile, ciò disumanizza i palestinesi. Non ci dovrebbe essere alcun bisogno di provare la nostra umanità ad alcuno. Siamo palestinesi,non animali.
Supporto selettivo alla resistenza
Il popolo palestinese ha avuto una lunga storia di resistenza al colonialismo che va ben oltre le aspirazioni coloniali di Israele del 1948. Abbiamo utilizzato tutti i metodi anticoloniali nella nostra lunga battaglia, compresa la resistenza sia armata che non armata. Se sei solidale con il popolo palestinese e il nostro diritto all'autodeterminazione, sei solidale con il nostro diritto a combattere il colonialismo con ogni mezzo, inclusa la resistenza armata, non c'è compromesso. Non che un popolo occupato abbia bisogno di una legge per avere la sua dignità, ma anche la risoluzione 3070 dell'assemblea generale delle Nazioni Unite afferma che un popolo colonizzato ha il diritto di liberarsi attraverso la resistenza armata. Il supporto selettivo per una sola forma di resistenza (solitamente non armata) non è solidarietà genuina.
Critiche e lezioni
Come internazionale solidale con la Palestina e la causa palestinese, un'altra questione vitale da comprendere sono i limiti dei tuoi input verso le espressioni psicologiche ed emotive dei colonizzati. Non è compito di alcun attivista solidale giudicare o dettare come i palestinesi dovrebbero reagire di fronte al colonialismo e all'apartheid israeliano. Inoltre, avendo vissuto sotto diversi regimi coloniali, è diritto del popolo palestinese sentire una serie di emozioni tra cui la rabbia, ciò non dovrebbe essere sottovalutato o minimizzato. Inoltre, gli internazionali non dovrebbero provare a dire ai palestinesi che essere arrabbiati non è utile o che qualsiasi emozione essi provino sia inappropriata alla lotta o che porti un messaggio sbagliato per la causa. Il popolo palestinese è capace di decidere da solo come sentirsi. Infine, la solidarietà genuina supporta i metodi dei palestinesi per finirla col colonialismo israeliano anziché dir loro come finirlo. Non tutti, ma molti internazionali vengono da una posizione di privilegio e non devono cadere nella trappola di diventare la presunta voce della lotta; ancora una volta, è cruciale comprendere che la vostra posizione è di osservare, e di essere guidati dai palestinesi anziché guidare i palestinesi.
Appropriazione culturale
Un altro equivoco che può nascere riguarda la cultura. Questa confusione può venire fuori senza cattive intenzioni; ma i diversi atti di appropriazione culturale da parte della comunità internazionale possono essere corretti da essi stessi se dotati di conoscenza e rispetto per la cultura palestinese. Ad esempio, la kefiah è diventata recentemente oggetto di moda in occidente. La kefiah in Palestina ricorda una lunga storia di resistenza e di esistenza. Inoltre, mistificare la sua storia e il suo significato culturale non è solo una rappresentazione errata ma un insulto all'identità culturale palestinese. Un altro importante aspetto da prendere in considerazione è di non vedere i palestinesi come un popolo esotico con una cultura esotica. Tali reazioni orientaliste riaffermano la supremazia bianca. Poi, non siamo oggetti da ammirare.
Oggettificare e romanticizzare laresistenza
Con la rapida crescita del fotogiornalismo e la costante documentazione personale delle azioni palestinesi e della resistenza al colonialismo, è molto facile percorrere la strada dell'oggettificare e del romanticizzare la resistenza. La resistenza palestinese non sta avvenendo in modo tale che le persone possano intraprendere progetti artistici e i resistenti palestinesi non sono modelli per una galleria d'arte. Se sei realmente solidale, la tua visione dei palestinesi non dovrebbe essere simile a un romanzo rivoluzionario e romantico. Romanzare la resistenza è un modo di oggettificare i palestinesi. Un esempio di questo sono i ritratti fotografici in primo piano degli occhi delle donne, che non hanno nulla a che fare con le azioni a cui stanno partecipando, questo non solo priva di significato la resistenza ma anche le stesse donne della Palestina. L'idealizzazione distoglie dalle strategie e dalle vere, dure lotte di liberazione. La lotta palestinese verso la liberazione non è una poesia; è una lotta implacabile per chiedere giustizia e diritti umani.
Conoscere la storia
Infine, dovresti imparare accuratamente la storia palestinese, se come internazionale vuoi schierarti con il popolo colonizzato della Palestina occupata. Questo è imperativo soprattutto per gli attivisti solidali che vogliono visitarla. Prima di essere sulla terra palestinese, è fondamentale non dare un supporto cieco ma vuoto e invece, come detto prima, bisognerebbe imparare quanto più possibile, leggendo, attraverso l'uso dei media, social o mainstream, eccetera. Ma soprattutto è fondamentale non venire in Palestina con l'idea di visitare un popolo meno fortunato perché così si inizia a inferiorizzarci. E infine non venite con l'idea di essere i nostri salvatori, o eroi, perché questo approfondisce ancor più il complesso del salvatore bianco. Perciò mentre siete in Palestina ricordate; la solidarietà è un grande impegno, e non si deve dimenticare la storia.
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Venerdì 19 aprile 2013, alle ore 21.00, il coro Daneo si esibirà presso il Circolo Arci Zenzero di via Torti 35 - Genova San Fruttuoso.
Scopo dell'iniziativa è la raccolta di fondi destinati al progetto "Let's learn english!", già attivo a Gaza.
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Nel mese di marzo è ripartito il progetto Let's learn English.
Let's learn English è un progetto educativo rivolto alle madri di Gaza e ai loro figli per l'insegnamento della lingua inglese ed è realizzato dall'associazione palestinese Ajyal con il sostegno dell'associazione italiana Zaatar. Per conoscere il progetto potete vedere il video su http://www.youtube.com/watch?v=vEom8ZYk7nY
Nel report del mese l'insegnante responsabile descrive l'avvio delle attività.
Progetto Let's learn English – report di marzo.
La caratteristica principale del progetto Let's learn English è quella di utilizzare metodi di apprendimento moderni come l'utilizzo del computer e l'apprendimento attivo. Gli allievi sono donne e i loro figli. Questo periodo è stato caratterizzato dall'uso dei laboratori informatici per l'educazione; nella prima fase ho iniziato a familiarizzare i partecipanti con le basi dell'uso dei computer per prepararle ad apprendere l'inglese usando i computer.
Nel mese di marzo ci sono stati 12 incontri con i quali si sono formati i gruppi e iniziato a conoscere e usare il computer con giochi di “rottura del ghiaccio” ed esercizi pratici: aprire un programma, controllare il mouse, aprire files, ecc.
Obiettivi raggiunti
Tra le madri non c'era alcuna familiarità con l'uso del computer perché non ce l'hanno a casa così c'è stata qualche difficoltà iniziale ma dopo i laboratori posso dire che abbiamo risolto il problema e possiamo iniziare a insegnare l'inglese con i computer.
Sfide e difficoltà
Abbiamo avuto seri problemi dovuti alla crisi elettrica a Gaza, ma l'associazione Ajyal ha risolto il problema, anche se non completamente, usando un generatore. Ajyal sta facendo tutto il possibile per risolvere questo fastidioso problema.
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APPELLO URGENTE PER I CAMPI PROFUGHI IN SIRIA
LA SITUAZIONE DI CONFLITTO IN SIRIA È OGNI GIORNO PIÙ GRAVE E GLI
SFOLLATI SONO ORMAI MIGLIAIA.
SIAMO IN CONTATTO CON I NOSTRI AMICI PALESTINESI DEL CAMPO DI YARMOUK,
CONOSCIUTI NEGLI ANNI PASSATI ATTRAVERSO L’ORGANIZZAZIONE DI WORKCAMP:
SONO LORO A FORNIRCI NOTIZIE DIRETTE SU QUELLO CHE STA ACCADENDO E SUL
CRESCERE DELLE DIFFICOLTÀ CHE DEVONO AFFRONTARE. ADESSO SI STANNO
OCCUPANDO DI GESTIRE L'EMERGENZA DEGLI SFOLLATI IN CERCA DI RIFUGIO E
BENI DI PRIMA NECESSITÀ.
CI ARRIVANO DA LORO APPELLI DISPERATI, SOPRATTUTTO PERCHÈ SCARSEGGIANO
CIBO, LATTE PER I BAMBINI E MEDICINALI. ABBIAMO QUINDI DECISO DI
MOBILITARCI E STIAMO CERCANDO DI TROVARE LA STRADA PER FARE ARRIVARE AL
PIÙ PRESTO GLI AIUTI AI CIVILI, DAL MOMENTO CHE AD OGGI NON SONO ANCORA
STATI ORGANIZZATI CORRIDOI UMANITARI.
ABBIAMO APERTO UNA CAMPAGNA DI RACCOLTI FONDI PER L’ACQUISTO IMMEDIATO
DI GENERI ALIMENTARI E MEDICINALI. SE VOLETE CONTRIBUIRE ANCHE VOI CON
UN AIUTO CONCRETO, POTETE FARE LA VOSTRA DONAZIONE SEGUENDO IL LINK
SEGUENTE:
https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&hosted_button_id=JCK9HYA33ZHNJ
OPPURE CON BONIFICO SUL C/C
Banca Popolare di Milano
IBAN: IT20E0558403200000000042838
Causale: Campagna di solidarietà- Siria
www.assopace.org - www.associazionezaatar.org
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L'International Solidarity Movement lancia un appello perchè nuov* attivist* si uniscano al nostro gruppo nella striscia di Gaza assediata.
Dopo avere lasciato la striscia nel 2003 in seguito agli omicidi di Rachel Corrie e Tom Hurndall, l'ISM Gaza è rinato nel mese di agosto 2008 quando attivisti ISM ed altri volontari hanno compiuto lo storico viaggio per rompere l'assedio di Gaza a bordo della prima free-gaza boat. Da allora e per oltre 3 anni di assedio, l'ISM ha mantenuto una presenza costante a Gaza.
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9 dicembre 2011 ore 20.30 - presso il Circolo Arci Zerbini Parna - Piazzale Santa Caterina 1 (Via bixio), Parma.
Cena Palestinese, una serata organizzata e cucinata da GAP Parma, Gruppo d'Azione per la Palestina!
Realizzata in collaborazione con Jamil Shihadeh, cuoco e militante palestinese titolare della Caffetteria Al-Salam di via Centotrecento (Bologna). Prima della cena brevi interventi di Yussuf Salman, presidente dell'associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, e di un rappresentante del comitato "Per non dimenticare Sabra e Chatila", che illustrerà i progetti per celebrare il trentennale (settembre 2012) delle stragi dei due campi profughi libanesi.
Una parte dell'incasso sarà devoluto all'organizzazione degli eventi legati a questa ricorrenza, perché la memoria e un ingranaggio collettivo, e tutti la devono sostenere.
Verranno anche presentati i progetti dei campi di lavoro e di solidarietà in Palestina organizzati dall'associazione Zatar per l'estate 2012.
Menù: - Hummous - Falafel - Cous cous vegetariano - Maqluba con pollo - Dolci arabi - Caffè arabo - Te alla menta
Costo 10 euro, bevande escluse.
Prenotazione obbligatoria a
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oppure a 329.4061852.
Inizio cena ore 20.30
Con la Palestina,
Fino alla vittoria!
GAP Parma, Gruppo d'Azione per la Palestina
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Palestinesi si uniscono alle barche per sfidare assieme l'assedio imposto da Israele su Gaza.
• Barche irlandesi e canadesi si trovano ora in acque internazionali verso Gaza per sfidare l'assedio illegale imposto da Israele.
• Attivisti palestinesi lanciano un appello per la fine della complicità internazionale ai crimini israeliani
• Si svolgeranno azioni di solidarietà in tutta la Cisgiordania e in Israele
[Ramallah] Due barche civili, la canadese Tahrir (Liberazione) e l'irlandese Saoirse (Libertà), con a bordo 27 passeggeri provenienti da 9 paesi (inclusi giornalisti), stanno viaggiando in acque internazionali verso la Striscia di Gaza per sfidare l'assedio criminale e illegale imposto da Israele. In palestinese di Haifa ha aderito a questa nuova missione internazionale che vuole sfidare via mare la morsa implacabile di Israele su Gaza. Il messaggio che portano è di unità, di sfida, di speranza, nonostante Israele separi fisicamente i palestinesi gli uni dagli altri.
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Sabato 5 novembre ore 9.30
Giornata Seminariale
Siena - Santa Maria della Scala - Sala Italo Calvino
Piazza del Duomo 1
Interverranno: Alessandro Cannamela, Assessore alla pace e
alla cooperazione internazionale del comune di Siena; Mauro Moretti,
docente di storia moderna all'università per stranieri di Siena;
Maurizio Musolino, giornalista e scrittore; Wasim Dahmash, docente di
letteratura araba all'università di Cagliari; Maria Grazia Imperiale,
associazione Zaatar di Genova; Fabio Cappelli, fotoreporter.
Per non far finta di non sapere
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Sciopero della fame di chi sta fuori dal carcere in solidarietà con i palestinesi nelle carceri israeliane
http://libera-palestina.blogspot.com/ di Silvia Todeschini
«Durante le "indagini" mi facevano stare voltato contro il muro con le mani legate ed una gamba alzata. Se appoggiavo la gamba mi picchiavano. Oppure mi sedevano su una sedia con la meni legate dietro e i piedi legati in maniera da farmi tenere le gambe divericate, poi mi davano calci sulla pancia e sull'inguine. Mi facevano stare tutto il giorno sotto il sole. Se avevo sete una soldatessa versava l'acqua a pochi centimetri dal mio volto in modo che cadesse per terra. Sono stato 30 giorni in isolamento in una stanza di un metro per un metro. Le "indagini" sono durate 70 giorni. Avevo 16 anni»
(Saber, Beit Hannoun)
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ww.nena-news.com
Processo Arrigoni: tempi dilatati senza ragione, la Procura imprecisa e svogliata, gli avvocati assenti, l'interesse pubblico nullo, la Corte inutilmente autoritaria. La testimonianza di Gilberto Pagani, avvocato della famiglia Arrigoni.
DI GILBERTO PAGANI*
Gaza, 29 settembre 2011, Nena News – Giovedì 22 settembre, dopo alcune traversie e un viaggio abbastanza avventuroso, sono a Gaza. Il processo inizia alle 10. Per arrivare alla Military Permanent Court costeggiamo la spiaggia e il campo profughi «Beach Camp», dove abita il presidente del governo di Gaza.
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Nahr al Bared è il più vecchio campo profughi palestinese in Libano, raso al suolo dall'esercito libanese nel 2007, ospitava circa 40.000 profughi. Ancora oggi il campo è distrutto e quxlhe migliaio di palestinesi vive in container - il campo è presidiato dall'esercito libanese attraverso 5 check point.
Il video mostra le interviste ad alcuni abitanti (sottotitoli in francese), il timore nelle parole dei profughi è che l'approvazione di uno stato palestinese da parte dell'ONU lasci fuori i profughi e il diritto al ritorno.
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Nena News - EMMA MANCINI - Beit Sahour (Cisgiordania),
Il plauso di diversi intellettuali e attivisti palestinesi. Che ora chiedono risultati: "Rendere concrete quelle parole e ricreare unità all’interno della lotta popolare”. Più scettiche le organizzazioni progressiste israeliane: Abu Mazen ha dato il minimo, Netanyahu ha mentito.
Le piazze palestinesi sono in festa, caroselli per le strade, bandiere che sventolano e il nome di Mahmoud Abbas (Abu Mazen) gridato nelle vie. Durante il discorso del presidente palestinese, il popolo è rimasto in attesa. Ora, c’è da fare il passo in più: rendere concrete quelle parole che hanno infiammato le piazze.
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di Luigi
Intifada
È difficile che in Palestina qualcuno si definisca militante dell'Intifada. Ma è praticamente impossibile che qualcuno si percepisca come estraneo all'Intifada. C'era chi tirava pietre, chi gridava, chi si trovava in mezzo ai casini perché i casini erano lì, fuori dalla porta di casa sua, o anche dentro. Intere generazioni passate per le carceri e le torture israeliane, che hanno subito violenze, abusi, umiliazioni e non chinano la testa, non più. Successe tra il 1987 e il 1993, non era deciso, la sollevazione scoppiò, improvvisa, come l'acqua in ebollizione esce dal coperchio.
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da Nena -News.
La decisione presa per le mancate scuse di Tel Aviv per i 9 civili uccisi sulla nave Mavi Marmara. Ma pesa anche il rapporto della commissione Palmer (Onu) che di fatto capovolge l'accaduto e addossa le colpe maggiori ad Ankara.
MICHELE GIORGIO
Roma, 03 settembre 2011, Nena News – Rammarico sì, scuse no. Su questa posizione ribadita da Israele si allarga la frattura nelle relazioni tra Tel Aviv e Ankara che ieri hanno toccato il punto più basso per la decisione presa dalla Turchia di espellere l’ambasciatore israeliano, di sospendere gli accordi militari con lo Stato ebraico e di ridimensionare la propria rappresentanza diplomatica a un semplice segretario d’ambasciata. Passi decisi di fronte al rifiuto del governo Netanyahu di scusarsi ufficialmente per l’uccisione di nove cittadini turchi, colpiti dalle raffiche sparate da un commando israeliano l’anno scorso durante l’abbordaggio della Freedom Flotilla impegnata a sfidare il blocco navale della Striscia di Gaza attuato dallo Stato ebraico.
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scarica la locandina
ResUrb – Laboratorio di Resistenza Urbana Cerignola organizza in collaborazione con exopera
"PALESTINA This is my land"
serata di informazione e approfondimento sulla situazione palestinese.
Foto, video, parole e testimonianze da un viaggio estivo di lavoro e solidarietà nella Cisgiordania occupata.
Partecipa Luigi Lorusso, volontario dell'associazione Zaatar, di ritorno dal viaggio in Palestina.
Durante la serata verrà presentato il progetto "Let's learn English", rivolto a madri e bambini di Gaza, per il quale sarà possibile fare donazioni.
venerdì 26 agosto ore 21.30
presso ExOpera – piano delle Fosse – Cerignola
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testimonianza di Luigi - workcamp Zaatar "Stay Human"
Checkpoint
Può essere un gabbiotto sotto il sole con due soldatini semiaddormentati e il mitra più grande di loro, una bandiera israeliana sbrecciata che non sventola da chissà quanto tempo, che ti fanno segno di proseguire col gesto della mano, a meno che la strada non sia chiusa, ragioni di sicurezza.
O il punto d'accesso di Qalqilya, unico ingresso per chi ha il permesso di lavoro in Israele, aperto dalle 2 alle 5 di mattina, dove passano ogni giorno 8000 lavoratori, controllati uno per uno, che una volta passati dovranno trovare un mezzo per arrivare al posto di lavoro, ché autobus non ce ne sono e non si può mica passare con la macchina, ragioni di sicurezza.
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"This is the anthem of our movement. Buying this single is more than just buying
a track of music; it is contributing to a struggle. The people of Palestine need
us to lobby our MPs, take to the streets and even get into boats to bring them
aid. But just like the people of South Africa they need us to sing to them. Buy
this single and sing along!" Benjamin Zephaniah
www.freedomoneworld.com
www.facebook.com/freedomoneworld www.twitter.com/freedomoneworld
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Dalla testimonianza di Giuseppe - workcamp Zaatar "Stay Human" di Nablus
Al Farah, il campo profughi di Ibrahim Omar Sarhan e luogo della detenzione di Majdi, dei prigionieri politici palestinesi
Mercoledì 13 Luglio l’esercito israeliano ha fatto un’incursione notturna all’interno del campo profughi di Al Farah, a nord di Nablus, perquisendo alcune case. Scopo dell’intera operazione, riportano fonti di sicurezza palestinesi, era la ricerca di un attivista del Jihad islamico. Nel corso del Raid israeliano, quella notte tutte le strade per il campo sono state chiuse e i cecchini hanno occupato i tetti delle abitazioni per monitorare la zona. Ibrahim Omar Sarhan, un giovane ragazzo di 21 anni è stato ucciso a sangue freddo dall’esercito israeliano con un solo colpo.
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http://www.nena-news.com/?p=11261
Nel 2010 le violenze dei coloni contro i palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme Est sono aumentate del 70%. Con la complicità e il silenzio dell'esercito israeliano.
DI MARTA FORTUNATO
Beit Sahour (Cisgiordania), 06 luglio 2011, Nena News - Diciassette sono i bambini palestinesi che hanno subito violenze da parte dei coloni israeliani nei primi sei mesi del 2011. A riferire la notizia è l’organizzazione non governativa Save the Children – Palestina: nel report pubblicato il 4 luglio 2011 si legge che ci sono quotidianamente attacchi contro i palestinesi nei villaggi della Cisgiordania che sorgono vicino agli insediamenti israeliani e nei quartieri di Gerusalemme Est e che troppo spesso coloro che vengono colpiti dai bastoni, dai gas lacrimogeni o dai proiettili dei coloni sono minorenni.
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Il governo greco non può impedire la partenza della Flottiglia verso Gaza
Il governo greco ha ufficialmente comunicato alla Freedom Flotilla 2 il divieto di salpare dai propri porti.
A seguito di tale decisione, la US Boat to Gaza ha tentato di lasciare il porto di Atene, ma è stata bloccata in mare dalla guardia costiera greca.
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Vauro parla all'Ammiraglio Marom, che ha minacciato l'aggressione alla Freedom Flotilla 2 in partenza per la Striscia di Gaza assediata.
Info: www.freedomflotilla.it
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11/06/2011 - Silvia Todeschini, attivista dell'ISM a Gaza è tornata in Italia dopo circa un anno. Questo è il suo saluto alla terra amataanche da Vittorio Arrigoni, con il quale ha condiviso le lotte...
Ho imparato - saluto a Gaza - http://libera-palestina.blogspot.com/2011/06/ho-imparato-saluto-gaza.html
Quest'anno sono stata a scuola. Ci sono tanti tipi di scuola, alla scuola dove sono stata io non c'erano insegnanti professionisti, ma si imparavano tante cose lo stesso. Ora vi racconto cosa ho imparato. Il programma delle lezioni è stato intenso, ma come tutti è venuto il momento di andare in vacanza per i mesi estivi, perché una delle cose che ho imparato è che c'è bisogno di pause per interiorizzare le lezioni.
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Domenica 29 maggio ore 18.30
DA FUSORARI CIBI & VIAGGI
P.le Torti 5, MODENA
cena a buffet con specialità libanesi
- intervento introduttivo di Maurizio Musolino
- lettura di poesie palestinesi a doppia voce
presentazione dei workcamp dell'associazione Zaatar Onlus
we have te right to dignitied till we return...
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Le dichiarazioni del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola riportate nel comunicato stampa della Press Regione – Agenzia giornalistica e diffuse anche su un video disponibile su youtube, non possono essere sottovalutate e tantomeno ignorate da chi come noi si impegna da anni nel sostenere il maltrattato popolo palestinese e nel condannare l’occupazione e l’apartheid del governo sionista israeliano.
Il tentativo maldestro di coprire l’incontro con l’argomento del rapporto con la cultura ebraica in occasione del festival in Puglia non basta a dissimulare la realtà di quelli che sono invece rapporti commerciali, economici, istituzionali stretti con lo Stato d’Israele attraverso l’incontro con uno dei suoi rappresentanti, l’Ambasciatore Israeliano Ghideon Meir.
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