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Ray Smith *
Dalla fine di Agosto,nel campo profughi palestinese di Nahe al Bared, le macchine per la ricostruzione sono ferme. Il Consiglio di Stato Libanese si è concesso due mesi di moratoria sulla ricostruzione del campo distrutto.
Nahr al-Bared, il più a nord dei 12 campi profughi palestinesi in Libano, è stato completamente distrutto durante una lunga battaglia estiva nel 2007.
Nonostante
il progetto pilota per la ricostruzione del campo sia pronto già
dall’inizio del 2008 e approvato dal Governo Libanese, l’inizio dei
lavori è stato rimandato di volta in volta. Quando nella primavera del
2009 è stato scoperto un sito archeologico sotto alle macerie del
campo, quasi nessuno tra i profughi ha creduto alla notizia. Negli
ultimi due anni, infatti si sono sentite troppe – spesso deboli –
giustificazioni sui ripetuti ritardi della ricostruzione.
Tuttavia,
Ia scoperta archeologica, ha dimostrato di essere un fatto e il
Direttorato Generale Libanese per le Antichità (DGA) è stato coinvolto.
La soluzione è stata trovata assieme all’UNRWA (UN Works and Relief
Agency for Palestine Refugees) e all’ufficio responsabile del Primo
Ministro Libanese: Prima che il materiale venga caricato sui
containers, le buche ricoperte di cemento e prima che vengano gettate
le fondamenta, il DGA potrà scavare e documentare i ritrovamenti
archeologici.
Alla fine di Giugno, la maggior parte dei profughi non poteva credere
ai propri occhi – i lavori di ricostruzione a Nahr al Bared erano
finalmente iniziati. Il progetto pilota era partito con l’allestimento
dei lavori che iniziarono con la Fase 1. In accordo con l’UNRWA, i
lavori di riempimento degli scavi in questa Fase, dovevano terminare
verso la fine di Agosto e i lavori di copertura con il cemento stavano
quasi per cominciare, quando all’UNRWA è stato ordinato lo stop dei
lavori da parte del Governo Libanese.
Cos’era successo? Già in primavera il Leader del movimento
d’opposizione “Free Patriotic Movement”, Michel Aoun, aveva redatto un
appello contro la decisione del governo relativa alla copertura degli
scavi nel campo. Il 18 agosto, il Consiglio di Stato concedeva una
moratoria provvisoria. Una decisione definitiva si attende per Ottobre.
Il 31 Agosto, migliaia di abitanti di Nahr Al Bared hanno reagito al
blocco dei lavori con una manifestazione di massa all’ingresso del
cantiere di ricostruzione e proteste si sono tenute in vari campi
profughi del Libano. Le critiche non erano rivolte solo allo stop dei
lavori ma anche contro l’assedio che isola il campo, i suoi residenti e
le attività commerciali dal mondo esterno. Il 16 settembre, i profughi
hanno portato la protesta nelle strade della città di Tripoli, nel nord
del Libano. La protesta ha visto anche la partecipazione di
simpatizzanti libanesi.
Rappresentanti del Comitato per la Ricostruzione di nahr Al Bared,
accusano i politici libanesi di usare ancora una volta i ritrovamenti
archeologici per guadagnare voti. Il Comitato punta a complementare il
discorso chiedendo la trasformazione del sito archeologico in sito
turistico.
Negli ultimi due anni, le proteste degli abitanti si sono limitate a
manifestazione non provocatorie e a semplici presidi. La precauzione è
dovuta alla memoria ancora vivida sulla manifestazione della fine di
Giugno del 2007, quando 3 manifestanti furono colpiti a morte da
proiettili e molti altri rimasero feriti. In una conferenza stampa, gli
attivisti di Nahr Al Bared hanno accennato al lancio di una serie di
azioni di protesta non violente ma crescenti, tra le quali un
importante boicottaggio dei permessi d’ingresso rilasciati e
controllati dall’ Esercito Libanese.
Ray Smit è un attivista del collettivo mediatico anarchico a-films. Il collettivo ha lavorato a Nahr al Bared durante gli ultimi due anni e ha girato circa una dozzina di cortometraggi su campo pubblicati sul suo sito: <a href=“http://a-films.blogspot.com“>website</a>.
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