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9/10/2009 La miccia accesa di Gerusalemme Est PDF Stampa E-mail

 east-jerusalem-riots.jpghttp://palestinanews.blogspot.com/2009/10/la-miccia-accesa-di-gerusalemme-est.html


“La miccia accesa di Gerusalemme Est.”

Lo scorso 27 settembre, una quarantina di coloni israeliani appartenenti ad un gruppo religioso estremista – pesantemente scortati dalla polizia e dalle guardie di frontiera – ha cercato di fare irruzione nel recinto della moschea al-Aqsa, il terzo luogo più sacro dell'Islam che si trova nel territorio occupato di Gerusalemme.

I Palestinesi presenti nell'area sono intervenuti prontamente per far fronte alla provocazione, scontrandosi con i coloni e con le forze di sicurezza israeliane e riuscendo ad impedire l'ingresso ai coloni.

L'intervento palestinese è stato però pagato a caro prezzo, perché la polizia e le guardie di frontiera israeliane hanno reagito con durezza sparando proiettili rivestiti di gomma, candelotti lacrimogeni e bombe assordanti contro i civili palestinesi, ferendone tre in maniera abbastanza seria (due sono stati colpiti ad un occhio da un proiettile rivestito di gomma) e una ventina in modo più lieve.

Si tratta dell'ennesima, gravissima provocazione - condotta peraltro in violazione di norme di diritto umanitario contenute nei protocolli addizionali alla Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 – che ricorda molto da vicino la provocatoria passeggiata di Ariel Sharon che nove anni fa portò allo scoppio della seconda Intifada.

Si soffia dunque sul fuoco, da parte israeliana, in una situazione che già di per sé è esplosiva e carica di tensioni.

Sin dall'occupazione di Gerusalemme Est, avvenuta nel 1967, l'obiettivo primario di Israele è stato infatti sempre quello di portare avanti un'opera di ebraicizzazione del territorio occupato, creando una situazione geografica e demografica tale da rendere vano ogni tentativo di sottrarre questo territorio alla sovranità israeliana e di creare uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme Est come capitale.

Questo obiettivo è stato perseguito in questi anni attraverso varie misure, quali l'isolamento fisico di Gerusalemme est dal resto della West Bank, a mezzo del Muro dell'apartheid e dei checkpoint, la revoca della residenza ai Palestinesi che si sono allontanati dal territorio municipale per almeno sette anni o che non sono in grado di dimostrare che Gerusalemme Est è il centro della propria vita e dei propri interessi, la diseguale suddivisione del budget municipale per le infrastrutture e i servizi destinato alle due parti della città, la discriminazione nella concessione dei permessi per costruire e, soprattutto, le demolizioni degli edifici "illegali".

Nelle ultime settimane, tanto per fare un esempio, nel solo quartiere di Sheikh Jarrah gli Israeliani hanno pianificato la costruzione di 540 unità abitative coloniche, mettendo a rischio di espropriazione e di allontanamento circa 475 Palestinesi (cfr. OCHA, The Humanitarian Monitor, agosto 2009).

Il rischio che i disordini a Gerusalemme Est possano sfociare nello scoppio di una terza Intifada è dunque molto alto, ed è questo l'argomento dell'articolo che segue, scritto da Mel Frykberg per l'agenzia Inter Press Service e qui proposto nella traduzione del sito Medarabnews.

Ogni giorno che passa, del resto, appare sempre più evidente l'impotenza del Presidente Usa Barack Obama nell'imporre una significativa pressione sul riottoso "alleato" israeliano, non riuscendo nemmeno ad ottenere un semplice "congelamento" dell'attività di costruzione e di espansione degli insediamenti colonici illegali costruiti da Israele nella West Bank.

Se gli Usa non riescono nemmeno ad ottenere un semplice stop a tempo determinato dell'attività edilizia di espansione degli insediamenti, come potranno mai risolvere il nodo ben più complesso relativo a Gerusalemme Est?

La politica israeliana e ogni atto compiuto da Israele a Gerusalemme Est – in primo luogo la decisione del 30 luglio 1980 di considerare Gerusalemme unita come capitale dello Stato di Israele – ledono gravemente i diritti dei Palestinesi residenti a Gerusalemme Est e costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale e di svariate, rilevanti risoluzioni dell'ONU.

Il permanere di tali violazioni – incredibilmente tollerate dalla comunità internazionale – e il mancato riconoscimento dei sacrosanti diritti del popolo palestinese, alla lunga, non potranno che innescare una nuova spirale di violenza e di morte, e forse è già iniziato il conto alla rovescia.

 

 
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