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4/01/2010 Dichiarazione dal Cairo PDF Stampa E-mail

gaza_victory8_5x11.jpg1 Gennaio, 2010 (in fondo alla dichiarazione trovate la lettera di Lettera di Haidar Eid e di Omar Barghouti)

Noi, delegati internazionali riuniti al Cairo durante la Gaza Freedom March 2009, come risposta collettiva ad un’iniziativa della delegazione Sud Africana, dichiariamo:

In considerazione di quanto segue: o l’attuale punizione collettiva che Israele infligge ai Palestinesi attraverso l’occupazione e l’assedio illegale di Gaza; o l’occupazione illegale della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, e il proseguimento della costruzione illegale del muro dell’Apartheid e delle colonie; o il nuovo muro che stanno costruendo Egitto e USA che addirittura rafforzerà l’assedio di Gaza; o il disprezzo per la democrazia Palestinese mostrato da Israele, USA, Canada, Unione Europea ed altri dopo le elezioni Palestinesi del 2006; o i crimini di guerra commessi da Israele durante l’invasione di Gaza un anno fà; o la continua discriminazione e repressione che i Palestinesi affrontano all’interno di Israele; o la continuazione dell’esilio per milioni di rifugiati ; o tutti i suddetti atti di oppressione trovano fondamentalmente origine nell’ideologia sionista che è alla base di Israele; o sappiamo che i nostri governi hanno dato ad Israele diretto supporto economico, finanziario, militare e diplomatico, consentendogli di agire con impunità; o e memori della Dichiarazione ONU dei Diritti dei Popoli Indigeni (2007)

Riconfermiamo il nostro impegno per:

L’Auto-Determinazione dei Palestinesi

La fine dell’Occupazione

Pari diritti per tutti all’interno della storica Palestina

Il pieno diritto al ritorno per i rifugiati Palestinesi

A tal fine confermiamo il nostro impegno nei confronti della richiesta di United Palestinian, del luglio 2005, di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) per costringere Israele a rispettare le leggi internazionali. Fino a quando ciò non accadrà, noi cerchiamo e speriamo di dar luogo ad un movimento globale di massa, democratico, anti-apartheid per lavorare di comune accordo con la società civile Palestinese e implementare la richiesta Palestinese di BDS.

Consci delle tante e forti similitudini tra l’apartheid praticata da Israele e la precedente apartheid del regime in Sud Africa, proponiamo:

1) Un giro di conferenze nei primi sei mesi del 2010 tenuto da sindacalisti e attivisti delle società civili Palestinese e Sud Africana, acui si uniranno sindacalisti e attivisti impegnati in questo progetto all’interno degli stati in cui si andrà, per insegnare a fondo le tecniche BDS direttamente ai sindacati e più largamente a pubblico internazionale;

2) La partecipazione alla Settimana dell’Apartheid Israeliana nel Marzo 2010;

3) Un approccio sistematico e unitario nel boicottare i prodotti Israeliani, coinvolgendo consumatori, lavoratori e sindacati dei settori di commercio, magazzinaggio e trasporto;

4) Di sviluppare il boicottaggio Accademico, Culturale e Sportivo;

5) Campagne presso i sindacati di settore e fondi pensionistici per incoraggiare il disinvestimento da compagnie direttamente coinvolte nell’Occupazione e/o nelle industrie militari Israeliane;

6) Azioni legali contro il reclutamento esterno di soldati posti al servizio delle milizie Israeliane, e procedimento penale contro i criminali di guerra del governo Israeliano; coordinamento dei Citizen’s Arrest Bureaux per identificare, condurre una campagna per denunciare e procedere contro i criminali di guerra Israeliani; sostenere il Rapporto Goldstone e l’implementazione delle raccomandazioni in esso contenute;

7) Campagna contro lo status di “fondazione di beneficienza” del Jewish National Fund (JNF). Facciamo appello ad organizzazioni e ad individuali che si riconoscono in questa dichiarazione affinchè la firmino e lavorino con noi per realizzarla. Inviateci una mail a: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Perchè la Gaza Freedom March ha fatto bene a rifiutare la proposta egiziana

Lettera di Haidar Eid e di Omar Barghouti

Grazie all’intervento della moglie del presidente egiziano le autorità egiziane hanno autorizzato una delegazione che si pensa rappresentativa della Marcia a recarsi a Gaza in un approccio umanitario, il 30 dicembre 2009. Mentre gli altri 1.300 partecipanti alla marcia restavano confinati a Gaza. I coordinatori palestinesi si rivolgono ai partecipanti alla Marcia.

«Cari organizzatori e partecipanti alla Marcia per la libertà di Gaza,

 dopo molte esitazioni e discussioni, vi scriviamo per chiedervi di rifiutare il “mercato” cui siete arrivati con la dirigenza egiziana (attraverso la sig.ra Mubarak). Questo è un cattivo accordo per noi e, ne siamo profondamente persuasi, terribile per il movimento di solidarietà.

Inizialmente, pensavamo che se dei rappresentati della quarantina di Paesi avessero potuto recarsi a Gaza e partecipare a una marcia simbolica con i palestinesi, questa avrebbe potuto trasmettere un messaggio all’opinione pubblica mondiale, nostro obiettivo principale.

Tuttavia, dopo aver ascoltato la conferenza stampa del Ministro degli Esteri egiziano la scorsa notte su Aljazeera e il  modo in cui ha descritto l’accordo nei dettagli, pensiamo senza alcuna ambiguità che questo compromesso è troppo pesante, portatore di divisioni e distruttivo per il nostro lavoro e i nostri contatti con i differenti movimenti di solidarietà a livello internazionale.

Abu Al-Gheit[1] ha descritto i 100 delegati che graziosamente erano stati autorizzati ad entrare a Gaza come membri di organizzazioni che l’Egitto considera «buone e sincere nella loro solidarietà con Gaza come noi [il regime]». Ha descritto gli altri come membri «di organizzazioni che non sono interessate che alla sovversione e all’azione contro gli interessi egiziani, a seminare il disordine nelle strade d’Egitto e non alla solidarietà con i palestinesi». Ha anche sostenuto che l’opinione pubblica egiziana era sufficientemente saggia per vedere che questi erano degli hooligans, tenendosene alla larga.

Oltre alla evidente divisione che creerebbe l’accettare questo mercato, ecco cosa è falso in questa presentazione dei fatti:

1)Il regime egiziano, nella conferenza stampa, descrive la grande maggioranza degli internazionali che partecipano alla Gaza Freedom March come hooligans e provocatori, non come dei veri gruppi di solidarietà. Questo è un grave insulto a tutti noi, a tutti i nostri partners e alla GFM intera, perché dipinge tutti noi dei collaboratori al servizio di forze”fanatiche”, “distruttrici” e non di forze unitarie per porre fine all’assedio e perché il diritto abbia la priorità.

2)La direzione egiziana utilizzerà il nostro accordo per sostenere che la sua posizione e il suo «modo di essere solidale con Gaza» sono stati sempre i migliori e che coloro che concordano con questo saggio modo di fare sono stati autorizzati a entrare [a Gaza, NdT].

La pressione dell’opinione pubblica araba e internazionale sul governo egiziano cresce enormemente grazie alle azioni che tutti voi avete intrapreso e [grazie] agli eccellenti messaggi che avete inviato ai media. Il governo egiziano vuole usare questo accordo per alleggerire la pressione e dare l’impressione che è preoccupato per i palestinesi di Gaza.

Tutto questo per distogliere l’attenzione dal Muro d’Acciaio che sta costruendo e dagli appelli che gli vengono rivolti riguardo alla sua complicità con il criminale assedio israeliano.

Il nostro interesse a lungo termine in quanto palestinesi non è di permettere al regime di togliersi dall’imbarazzo così facilmente. O meglio, che autorizzi i 1.400 partecipanti ad andare a Gaza (se questi sono degli “hooligans” , l’Egitto potrebbe liberarsene mandandoli a Gaza, no?), altrimenti, vi esortiamo con tutte le nostre forze a rifiutare questo mercato troppo ristretto, troppo tardivo e troppo mal concepito[2].

Non possiamo decidere al vostro posto, la decisione in ogni caso è di VOI TUTTI. Se una maggioranza CHIARA tra voi si delineasse a favore dell’accordo, vi accoglieremo a Gaza e apprezzeremo fortemente la vostra solidarietà.

Ma noi pensiamo che la vostra solidarietà, senza venire a Gaza, denunciando l’assedio, può essere più fruttuosa per noi e per la fine dell’assedio almeno dal lato egiziano.

Vi salutiamo e vi ringraziamo, dal profondo del cuore, per l’indescrivibile lavoro che tutti voi avete fatto per Gaza!

Rispettosamente,

Haidar Eid, Gaza

Omar Barghouti,

Gerusalemme

Lettera pubblicata il 2 gennaio 2010 sul sito dell’Association France Palestine: http://www.france-palestine.org/article13649.html

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[1] Ministro degli esteri egiziano [NdT]

[2] Tra le delegazioni, l’AFPS, l’ABP e il Comitato lussemburghese, alcuni italiani e altri ancora hanno rifiutato di cadere nella trappola tesa alla Marcia.




 

 
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